Associazione culturale "Bepin Segato – Patriota Veneto"
21Jul/11

Assoluzione definitiva dei Serenissimi

Il 16 Marzo 2011, nell’indifferenza generale di tutti i mezzi di comunicazione stampata e televisiva è stata pronunciata la sentenza definitiva di assoluzione per Cristian Contin, Flavio Contin e Gilberto Buson dall’accusa di aver promosso, costituito ed organizzato un’associazione di carattere militare denominata “Veneto Serenissimo Governo”, con fini di eversione dell’ordine democratico (art. 270 bis cod. pen.).

I 3 Patrioti Veneti protagonisti dell’impresa di Piazza San Marco, la notte fra l’8 ed il 9 Maggio 1997, hanno resistito in giudizio a 14 anni di processi, appelli e ricorsi ottenendo invariabilmente l’assoluzione in primo, secondo e terzo grado di giudizio. Il processo in oggetto  annoverava tra le gloriose fila degli imputati anche  l'Ambasciatore Veneto Giuseppe Segato; solo la morte prematura ne ha impedito l’assoluzione. Con la pronuncia della Suprema Corte si chiude definitivamente la vicenda giudiziaria di quegli eventi.

Oltre alla soddisfazione dei Patrioti vivi, e postuma per quello morto, il punto importante che viene segnato dalla sentenza riguarda da vicino tutto  il mondo “indipendentista” ed attiene alla imputabilità del reato di associazione sovversiva che sovente viene contestato a quei gruppi politici che propugnano l’indipendenza del Veneto (o di altre parti della penisola) dall’Italia. La pronuncia della Suprema Corte traccia un confine destinato a fare giurisprudenza laddove ribadisce che la “strumentale idoneità al perseguimento dello scopo eversivo” deve avere come prerequisiti “una struttura organizzativa stabile e permanente che, per quanto rudimentale, presenti un grado di effettività tale da rendere possibile l’attuazione del programma”. In altre parole l’idoneità dei mezzi per raggiungere lo scopo non dev’essere solo potenziale bensì concreta ed in pieno possesso dell’organizzazione in esame. Non possono essere accusati di eversione quei gruppi che non detengono mezzi idonei a realizzare tale scopo.

Con questo si spostatano “più in là” i limiti del lecito, di fatto stabilendo alcune importanti limitazioni alla possibilità da parte dell’apparato giudiziario di condannare uomini e gruppi che lottano per la fine del colonialismo e la liberazione della propria terra.

Qui sotto pubblichiamo integrali le motivazioni della sentenza 26151/11  del 16 marzo 2011 della Suprema Corte di Cassazione, Sesta Sezione Penale

Assoluzione serenissimi 26151/11 del 16 marzo 2011

"Assolti i Serenissimi: Una vittoria dedicata a Bepin Segato" di Alessio Morosin

Nel 2001 la difesa di Flavio e Cristian Contin era riuscita ad ottenere la dichiarazione di illegittimità costituzionale per l'articolo del codice penale che puniva le "Associazioni antinazionali"

 Sentenza Corte Costituzionale N.243 del 2001


21Mar/11

Commemorazione del Patriota Veneto Giuseppe Segato nel V anniversario della morte

"Disse che era marchesco, e marchesco voleva morire, e non voleva vivere altrimenti…”

Caro Bepin
L’azione di Piazza San Marco ti ha reso nobile.
Hai mostrato alle nuove generazioni che anche ai nostri giorni esistono Veneti tutti d’un pezzo

E lo Spirito che ha reso Grande la Serenissima non è ancora stato annichilito.
Il tuo esempio non è stato vano poiché
La Forza di un Popolo attinge all’esempio dei suoi figli migliori.

La nostra Fede incrollabile renderà un giorno i tuoi ideali realtà.

Giuseppe Segato

Giuseppe Segato "l'Ambasciatore Veneto"

 

Domenica 27 Marzo (dopo la S. Messa delle 11.00) alle ore 12.00 presso il cimitero di San Michele delle Badesse di Borgoricco (PD) si terrà una breve cerimonia commemorativa della figura di Giuseppe Segato.

Invitiamo gli amici, i conoscenti e tutti coloro che condividono lo stesso amore di Segato per la propria Terra, a fermarsi e rendere omaggio alla figura di un Uomo, di uno Studioso, di un Patriota che ha risvegliato in noi Veneti l’orgoglio di appartenere ad un Popolo Straordinario

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9Feb/11

Il Veneto ed il 150°. Appello agli amministratori

La ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia si intreccia con un interrogativo di ordine generale che sale sempre più pressante dalla cosiddetta “società civile”: quali sono le ragioni d’essere di questo Stato e le sue prospettive in questo crepuscolo di cronache da fine impero.

Nel momento in cui tutte le certezze vacillano è lecito e opportuno chiedersi come è realmente nato questo Stato e se sempre dovrà rimanere tale.

Non possiamo fingere di ignorare che l’anniversario del 150° si sta concretizzando in una enorme parata auto-celebrativa a senso unico. Senza nulla voler togliere all’autorevolezza ed alla preparazione di docenti e studiosi che collaborano alle innumerevoli iniziative sul Risorgimento programmate o già in essere quest’anno, assistiamo ad una imbarazzante proscrizione: nei comitati scientifici che godono dei finanziamenti del 150° sono stati banditi tutti gli accademici e saggisti che hanno espresso una visione critica e non apologetica del processo di unificazione. "Ultimo sfogo di moribonda tirannide" avrebbero chiosato i risorgimentalisti di un secolo e mezzo fa. Già nell’Ottobre 2009 è caduto nel vuoto un appello in tal senso sottoscritto da accademici e studiosi che chiedeva “Più verità e meno retorica sul Risorgimento”. Era firmato anche dall’allora presidente dell’Ordine dei Giornalisti Lorenzo del Boca.

Sembra quasi che una supposta esigenza di “organicità” al potere del mondo intellettuale debba prevalere sulla ricerca storica, sul confronto come metodo, sulla verità come stella polare dello studio e della divulgazione. Alla minoranza italiana non interessa “raccontare le Little Big Horne e le Wounded Knee del Popolo Veneto” per citare Federico Bozzini; a loro basta ed avanza una narrazione liquidatoria che non crei imbarazzi. In questa storia di re, generali, cavalieri e patrioti idealisti, i nostri trisnonni sono stati espunti e utilizzati al massimo come elemento del paesaggio.

Eppure nelle guerre italo-austriache del 1859 e del 1866 i nostri antenati hanno combattuto compatti e senza diserzioni nelle file dell’esercito imperiale sempre in difesa del Regno Lombardo-Veneto.
Posti di fronte agli eventi questi Uomini hanno scelto da che parte stare arruolandosi in massa come “Volontari Ordinari” nell’Esercito Imperiale, combattendo con Onore a Solferino e San Martino per difendere la propria terra nel ‘59, alcuni altri partecipando addirittura alla vittoria di Custoza e soprattutto a quella navale di Lissa nel ‘66. Subito dopo l’annessione all’Italia hanno scatenato rivolte in ogni angolo della regione fino al 1870.

Non meritano forse il ricordo almeno quanto i nuovi arrivati da fuori? Le celebrazioni del 150° insensatamente li ignorano. La conquista del Veneto si è realizzata grazie agli alleati dei Savoia ed agli intrighi diplomatici. Probabilmente agli italiani piacerebbe nascondere il fatto che i nostri trisnonni hanno combattuto con determinazione e sconfitto più volte in battaglia i nuovi boriosi conquistatori.

Se questo imbarazzo è in qualche maniera comprensibile (ma mai giustificabile) da parte dei conquistatori, non lo può essere da parte dei conquistati.

Noi Veneti, a partire dai nostri rappresentanti, abbiamo ben poco da festeggiare riguardo il 150°.  Ma se il ricordo è invece sacrosanto, che sia per tutti e non per una parte solamente.

Rivolgiamo quindi un appello ai Sindaci, agli Assessori, ai Presidenti di Provincia e al Governatore del Veneto, affinché non perpetuino un ulteriore torto dopo 144 anni di mezze verità.
Gli amministratori rappresentano tutti e non solo la minoranza italiana che si è installata dopo il 1866. La stragrande maggioranza dei cittadini del Veneto annovera i propri antenati tra le fila di coloro che hanno combattuto per difendere il Regno Lombardo-Veneto dalla conquista di Casa Savoia.

Cosa direbbe, oggi, all’amministratore dalla memoria corta, il trisnonno dimenticato e sostituito dall’invasore sabaudo che gli sparava addosso?

Occultare il ricordo del proprio sangue per piaggeria verso i nuovi padroni denota solo una forma di alienazione di cui nessuno ha mai avvertito la necessità.

Le Amministrazioni che partecipano alle ricorrenze del 150° diano spazio anche alle riflessioni degli storici ed accademici che hanno approfondito quei tragici eventi “da entrambi i lati della barricata. Il ricordo di quei fatti e quelle guerre sia patrimonio di entrambe le parti in conflitto, e cessi di essere, ad un secolo e mezzo di distanza, il soliloquio celebrativo dei conquistatori di ieri.

Moreno Menini

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30Aug/10

Progetto scuola-lavoro a Cattaro

Si è positivamente concluso il progetto organizzato dall'Associazione "Bepin Segato" che ha visto un gruppo di giovani studenti veneti impegnati nello studio sul posto della storia delle Bocche di Cattaro in Montenegro, in particolare le città di Cattaro, Perasto, Budua e Cetinje, con lezioni in aula e visite guidate, e delle attività di manutenzione della antica fortezza veneziana di Cattaro.
Nel corso del viaggio si p colta l'occasione di incontrare le Comunità degli Italiani di Ragusa, Zara e Spalato, oltre che del Montenegro.
Alcune delle immagini:

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31Jul/10

Ritorno a Perasto,
estremo baluardo della Repubblica Veneta

L'Associazione Veneti nel Mondo in collaborazione co l'Associazione Bepin Segato organizza un tour in Dalmazia e Bocche di Cattaro (Perasto) alla riscoperta delle testimonianze della Repubblica Veneta dal 18 al 25 di agosto 2010.
Con l'occasione si visiteranno le più importanti città della Dalmazia: Zara, Sebenico, Spalato e Ragusa, oltre alle città venete sulla costa montenegrina: Cattaro, Perasto e Budua, con una breve puntata all'interno per visitare la parte slava balcanica del Montenegro.

L’associazione Veneti nel Mondo in collaborazione con l’Associazione Bepin Segato
organizzano

Ritorno a Perasto
Ultimo baluardo
della Serenissima Repubblica di Venezia

DISCORSO DI PERASTO
"In sto amaro momento, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenisimo Dominio,
al Gonfalon de la Serenisima Republica, ne sia de conforto, o citadini,
...
Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà saver a tuta l’Europa, che Perasto la gà degnamente sostenudo fin a l’ultimo l’onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co sto fato solene, e deponendolo bagnà del nostro universal amaro pianto.
...
Par 377 ani le nostre sostanse, el nostro sangue, le nostre vite le xè sempre stàe par Ti, S.Marco;
e felicisimi senpre se gavemo reputà, Ti co nu, nu co Ti, e senpre co Ti sul mar
semo stài ilustri e virtuoxi. Nisun co ti ne gà visto scanpar, nisun co Ti ne gà visto vinti e spauroxi!
...
Ma xa che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cor sia l’onoradisima tò tonba, e el più duro e el più grando elogio le nostre làgreme.”

Capitan Giuseppe Viscovich

(pronunciato il 23.08.1797 al momento dell’ammaina bandiera
del Gonfalone di San Marco a Perasto, l’ultima città a restare Veneziana
dopo l’annientamento della Repubblica Veneta avvenuto il 12.05.1797)

dal 18 al 25 Agosto 2010
viaggio nella Dalmazia Veneta fino alla Bocche di Cattaro
alla riscoperta dei tesori dell’arte e dell’architettura veneziana
con visite a Zara, Spalato, Sebenico, Ragusa, Cattaro, Perasto, Budua


Per info e prenotazioni:
“Veneti nel mondo” - 0445 855550 - info@venetinelmondo.org

Programma del viaggio [premi qui]

Discorso di Perasto del cap. Viscovich [premi qui]

Costo del viaggio:

€ 470,00 di listino in agenzia viaggi.

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21Apr/10

25 Aprile, esponiamo il gonfalone di San Marco

Un malinteso sentimento di integrazione verso persone di culture, religioni e usanze diverse provenienti da altri continenti o regioni d’Italia, si trasforma per alcuni in uno strumento di autocensura nei diversi contesti sociali in cui normalmente manifestiamo gli aspetti della nostra identità collettiva. Si parli dell’esposizione dei crocefissi in luoghi pubblici, dell’allestimento dei tradizionali presepi natalizi o addirittura della preparazione di piatti della nostra cultura enogastronomica, si sentono qua e là voci di funzionari o semplici cittadini che chiedono di rinunciare alle nostre usanze per “paura di offendere” coloro che provengono da altri contesti. Una sorta di cupio dissolvi, di nichilistica rassegnazione di cui evidentemente è affetta una piccola minoranza della nostra gente che sta perdendo le ragioni stesse del vivere collettivo e comunitario senza ricevere nulla in cambio da quella società fluida impersonale, individualista, disperatamente disgregata, che in una parola chiamiamo “globalizzata”. Eppure la perdita di senso esiste solo per coloro che con ostinazione coltivano l’oblìo e la cancellazione della nostra memoria collettiva.

Ci sono simboli, date, ricorrenze che non passano e non passeranno. Una di queste è sicuramente il 25 Aprile, ricorrenza di San Marco patrono delle Genti Venete. E’ una ricorrenza religiosa che la Serenissima Repubblica ha reso anche e soprattutto civile rivendicandone simbologia e valenze nella sua stessa bandiera. Da secoli, in effetti, esprime il massimo momento di unità del Popolo Veneto.

In questa data riaffermiamo quindi il sentimento di continuità ideale che ci lega ai nostri avi ed ai nostri posteri. E riaffermiamo in pari tempo le idee cardine che la concezione politica Veneta ha espresso in più di un millennio di indipendenza e due secoli di insorgenze e rivolte e proteste per riconquistarla: l’idea che il bene comune debba prevalere sugli interessi particolari, l’idea che l’uomo di Stato debba essere al servizio della Nazione tanto da offrire ad essa la vita se necessario, l’idea che lo scopo dell’esercizio del potere è la limitazione degli abusi e dei soprusi verso le classi deboli della società. Un’idea del mondo, questa, ben chiara nella testa di quei patrizi Veneziani che si facevano decapitare o spellare vivi a Cipro per non arrendersi alla più bassa barbarie ottomana; quelli che sotto le mura di Padova hanno umiliato gli avidi imperatori della Lega di Cambray resistendo al più gigantesco assedio che l’Europa avesse visto; o quei contadini vicentini che si facevano squartare dalle soldataglie napoleoniche piuttosto che ammainare la bandiera di San Marco. Crediamo che quei valori e quell’idea del mondo siano attuali oggi più che mai e sono simboleggiati dalla nostra bandiera, “carica di gloria vera” come recita l’inno ad essa dedicato composto da Giuseppe Segato.

Il 25 Aprile, invitiamo pertanto i Veneti ad esporre con orgoglio la bandiera Veneta dalla propria abitazione. E’ un segno di continuità di cui andare fieri.

La cultura del niente, la “paura di offendere” sono figlie di un oblìo forzato che non ha più ragion d’essere. E’ ora di voltare finalmente pagina.

Moreno Menini
Associazione Bepin Segato

15Mar/10

Commemorazione 2010

L’associazione Bepin Segato.

Invita la s.v.

ALLA COMMEMORAZIONE
DELLA MORTE DI BEPIN SEGATO

domenica 28 marzo 2010 - ore 12:00
presso
il cimitero di S. Michele delle Badesse - Borgoricco (PD) -

Nella quarta ricorrenza della scomparsa di Segato, torniamo a Borgoricco per un momento di riflessione e continuità ideale.
Noi che con Segato abbiamo condiviso gli stessi convincimenti e le battaglie politiche per l’indipendenza della nostra Nazione riteniamo la sua figura un esempio cristallino di Patriota, uno spirito puro cui ogni Veneto dovrebbe ispirarsi. La tomba di Segato, siamo sicuri, rappresenta per tutti quelli che credono nell’Onore e nella Lealtà alla Causa Veneta, una fonte incontaminata alla quale ritornare periodicamente per trovare un esempio di vita concreto conforme alle nostre convinzioni. Per questo, anche quest’anno, torniamo a porgere un saluto, una preghiera ed un ringraziamento a quel Patriota che ci ha mostrato l'irrilevanza delle calunnie e della galera subita, con una vita sacrificata alla Causa.
A questo “richiamo dei caduti” invitiamo tutti gli amici, i sostenitori, i compatrioti che vogliono riaffermare l’attualità degli Ideali nostri e di Segato.
L'appuntamento è per Domenica 28 Marzo alle 12.00 presso il cimitero di S.Michele delle Badesse (Borgoricco). Per chi vuole un'ora prima, alle 11.00, verrà celebrata una messa in ricordo di Segato presso la chiesa di San Michele delle Badesse.

N.B. Anche in considerazione della particolarità della giornata del 28 Marzo, preghiamo chi vorrà venire di non portare bandiere o emblemi di partito ma solo il gonfalone di San Marco

Associazione culturale Bepin Segato
Moreno Menini

14Nov/09

A.P.V.: il danneggiato è stato Segato.

Comunicato Stampa - Domenica 8 novembre 2009

Teniamo a fornire una precisazione riguardo l’articolo apparso sabato 7 Novembre sul Gazzettino dal titolo “Quattro Governi per il Popolo Veneto” senza la quale rischia di venire indebitamente accostata la figura di un Patriota Veneto vero, Giuseppe Segato, con i vari sedicenti “autogoverni” che accalcano le pagine delle cronache odierne per le indagini sulle loro discutibili iniziative.
Com’è scritto nell’articolo in questione Segato, assieme a Luciano Franceschi, ha firmato nell’autunno del 1999 un documento sottopostogli da un personaggio spuntato all’improvviso (Loris Palmerini), intitolato all’Autogoverno del Popolo Veneto.

Quello che manca nell’articolo, però è che Segato ha, subito dopo, ritirato l’adesione a tale gruppo, prendendone decisamente le distanze, dopo aver capito con chi aveva a che fare. Nelle lettere spedite dal carcere da Segato durante la sua terza carcerazione (2000 – 2001), raccolte nel libro “Un’alba ineluttabile” appena uscito per conto dell’Editoria Universitaria, Segato scrive: “Sul mio arresto ha pesato notevolmente il casino dell’autogoverno e il mio legame con Franceschi. Dovrò prendere le distanze in modo categorico sia dall’Autogoverno (cosa con cui non ho più niente a che fare da quest’inverno), sia da Franceschi, altrimenti si fa il gioco del “menga”. Io stesso non ho mai preso sul serio l’Autogoverno, cosa fatta per scommessa mass-mediologica, secondo me sicuramente fallimentare e dimostratasi tale. Purtroppo è stata presa sul serio dal Tribunale” (pag. 41).
“Le probabilità minoritarie su una mia nuova carcerazione, purtroppo, sono uscite e io sono entrato. Convengo che il caso Palmerini (e Franceschi) ha avuto un peso notevole su tutto ciò. Evidentemente avevo sottovalutato il peso di Internet sul giudizio del Tribunale su cose con cui dall’inverno scorso non avevo avuto più a che fare e da cui mi ero allontanato e che avevo messo nel dimenticatoio” (pag. 46).
Difatti leggendo l’ordinanza di carcerazione disposta dal Giudice di Sorveglianza Stefano Dragone si legge a chiare lettere che la causa fu proprio riconducibile all’operato dell’Autogoverno. Per questo motivo il 6 Ottobre 2000, da dietro le sbarre Segato raccomanda una sua cara amica con queste parole: “Lascia perdere Loris Palmerini. Ignoralo completamente. Tienti alla larga. Non rispondergli al telefono. Con le buone maniere ma tienilo alla larga. Cerca di non essere dove è lui. Stop” (pag. 98).
I guai procuratigli da quella incauta firma Segato li riassume esemplarmente così: “per me sono gravi, e lo saranno ancor di più in futuro le frequentazioni. Dovrò tagliare a man bassa. Le cazzate altrui finisco per pagarle io. Non potrò frequentare più persone che fanno menate da libertà di pensiero, che vengono poi imputate al sottoscritto come eversive” (pag. 187).

Ivan Carollo - Presidente dell’Associazione Bepin Segato

30Mar/06

Funerale di Bepin Segato

Foto del funerale di Bepin Segato

Foto del funerale di Bepin Segato

Picchetto d'onore

Foto del funerale di Bepin Segato

Corteo Funebre a San Michele delle Badesse - Borgoricco

Corteo Funebre a San Michele delle Badesse - Borgoricco

Corteo Funebre nel cimitero di Borgoricco

Corteo Funebre nel cimitero di Borgoricco

Scarica a salve dopo la sepoltura

La scarica a salve della Milizia Veneta dopo la sepoltura

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28Feb/06

Cena “cao de ano veneto” – 2006

ALcune foto alla cena del "cao de ano veneto" del 2006 con gli amici di Schio, Thiene e Malo.
Bepin Segato spiega il suo progetto di far tornare in auge il "cao de ano veneto".
Questo è stato l'ultimo incontro pubblico di Bepin Segato.

Cena "Cao de ano veneto 2006" a Schio

Cena "Cao de ano veneto 2006" a Schio

Cena "Cao de ano veneto 2006" a Schio

Cena "Cao de ano veneto 2006" a Schio

Bepin parla del "Cao de ano veneto"

Bepin parla del "Cao de ano veneto"

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