Commemorazione 2010

L’associazione Bepin Segato.

Invita la s.v.

ALLA COMMEMORAZIONE
DELLA MORTE DI BEPIN SEGATO

domenica 28 marzo 2010 – ore 12:00
presso
il cimitero di S. Michele delle Badesse – Borgoricco (PD) –

Nella quarta ricorrenza della scomparsa di Segato, torniamo a Borgoricco per un momento di riflessione e continuità ideale.
Noi che con Segato abbiamo condiviso gli stessi convincimenti e le battaglie politiche per l’indipendenza della nostra Nazione riteniamo la sua figura un esempio cristallino di Patriota, uno spirito puro cui ogni Veneto dovrebbe ispirarsi. La tomba di Segato, siamo sicuri, rappresenta per tutti quelli che credono nell’Onore e nella Lealtà alla Causa Veneta, una fonte incontaminata alla quale ritornare periodicamente per trovare un esempio di vita concreto conforme alle nostre convinzioni. Per questo, anche quest’anno, torniamo a porgere un saluto, una preghiera ed un ringraziamento a quel Patriota che ci ha mostrato l’irrilevanza delle calunnie e della galera subita, con una vita sacrificata alla Causa.
A questo “richiamo dei caduti” invitiamo tutti gli amici, i sostenitori, i compatrioti che vogliono riaffermare l’attualità degli Ideali nostri e di Segato.
L’appuntamento è per Domenica 28 Marzo alle 12.00 presso il cimitero di S.Michele delle Badesse (Borgoricco). Per chi vuole un’ora prima, alle 11.00, verrà celebrata una messa in ricordo di Segato presso la chiesa di San Michele delle Badesse.

N.B. Anche in considerazione della particolarità della giornata del 28 Marzo, preghiamo chi vorrà venire di non portare bandiere o emblemi di partito ma solo il gonfalone di San Marco

Associazione culturale Bepin Segato
Moreno Menini

A.P.V.: il danneggiato è stato Segato.

Comunicato Stampa – Domenica 8 novembre 2009

Teniamo a fornire una precisazione riguardo l’articolo apparso sabato 7 Novembre sul Gazzettino dal titolo “Quattro Governi per il Popolo Veneto” senza la quale rischia di venire indebitamente accostata la figura di un Patriota Veneto vero, Giuseppe Segato, con i vari sedicenti “autogoverni” che accalcano le pagine delle cronache odierne per le indagini sulle loro discutibili iniziative.
Com’è scritto nell’articolo in questione Segato, assieme a Luciano Franceschi, ha firmato nell’autunno del 1999 un documento sottopostogli da un personaggio spuntato all’improvviso (Loris Palmerini), intitolato all’Autogoverno del Popolo Veneto.

Quello che manca nell’articolo, però è che Segato ha, subito dopo, ritirato l’adesione a tale gruppo, prendendone decisamente le distanze, dopo aver capito con chi aveva a che fare. Nelle lettere spedite dal carcere da Segato durante la sua terza carcerazione (2000 – 2001), raccolte nel libro “Un’alba ineluttabile” appena uscito per conto dell’Editoria Universitaria, Segato scrive: “Sul mio arresto ha pesato notevolmente il casino dell’autogoverno e il mio legame con Franceschi. Dovrò prendere le distanze in modo categorico sia dall’Autogoverno (cosa con cui non ho più niente a che fare da quest’inverno), sia da Franceschi, altrimenti si fa il gioco del “menga”. Io stesso non ho mai preso sul serio l’Autogoverno, cosa fatta per scommessa mass-mediologica, secondo me sicuramente fallimentare e dimostratasi tale. Purtroppo è stata presa sul serio dal Tribunale” (pag. 41).
“Le probabilità minoritarie su una mia nuova carcerazione, purtroppo, sono uscite e io sono entrato. Convengo che il caso Palmerini (e Franceschi) ha avuto un peso notevole su tutto ciò. Evidentemente avevo sottovalutato il peso di Internet sul giudizio del Tribunale su cose con cui dall’inverno scorso non avevo avuto più a che fare e da cui mi ero allontanato e che avevo messo nel dimenticatoio” (pag. 46).
Difatti leggendo l’ordinanza di carcerazione disposta dal Giudice di Sorveglianza Stefano Dragone si legge a chiare lettere che la causa fu proprio riconducibile all’operato dell’Autogoverno. Per questo motivo il 6 Ottobre 2000, da dietro le sbarre Segato raccomanda una sua cara amica con queste parole: “Lascia perdere Loris Palmerini. Ignoralo completamente. Tienti alla larga. Non rispondergli al telefono. Con le buone maniere ma tienilo alla larga. Cerca di non essere dove è lui. Stop” (pag. 98).
I guai procuratigli da quella incauta firma Segato li riassume esemplarmente così: “per me sono gravi, e lo saranno ancor di più in futuro le frequentazioni. Dovrò tagliare a man bassa. Le cazzate altrui finisco per pagarle io. Non potrò frequentare più persone che fanno menate da libertà di pensiero, che vengono poi imputate al sottoscritto come eversive” (pag. 187).

Ivan Carollo – Presidente dell’Associazione Bepin Segato

Funerale di Bepin Segato

Foto del funerale di Bepin Segato
Foto del funerale di Bepin Segato
Picchetto d'onore
Foto del funerale di Bepin Segato
Corteo Funebre a San Michele delle Badesse - Borgoricco
Corteo Funebre a San Michele delle Badesse - Borgoricco
Corteo Funebre nel cimitero di Borgoricco
Corteo Funebre nel cimitero di Borgoricco
Scarica a salve dopo la sepoltura
La scarica a salve della Milizia Veneta dopo la sepoltura

Cena “cao de ano veneto” – 2006

ALcune foto alla cena del “cao de ano veneto” del 2006 con gli amici di Schio, Thiene e Malo.
Bepin Segato spiega il suo progetto di far tornare in auge il “cao de ano veneto”.
Questo è stato l’ultimo incontro pubblico di Bepin Segato.

Cena "Cao de ano veneto 2006" a Schio
Cena "Cao de ano veneto 2006" a Schio
Cena "Cao de ano veneto 2006" a Schio
Cena "Cao de ano veneto 2006" a Schio
Bepin parla del "Cao de ano veneto"
Bepin parla del "Cao de ano veneto"

1000 rose per 1000 campanili

Bepin Segato ha voluto collaborare alla campagna elettorale di un suo amico alle elezione del 2000 tra la seconda e la terza carcerazione, inventando la corsa delle mille rose sotto mille campanili. In pochi giorni Bepin ha battuto ogni città e paese del Veneto con un mazzo di rose in mano con l’impegno di donare una rosa sotto ad ogni campanile alla prima donna incontrata.

Bepin sotto alla Basilica di San Marco
Bepin sotto alla Basilica di San Marco

1000campanili_campanile

1000 rose per 1000 campanili - in piazza San Marco
1000 rose per 1000 campanili - in piazza San Marco
Bepin Segato consegna una rosa
Bepin Segato consegna una rosa

Corriere della sera – 11 maggio 1997

http://archiviostorico.corriere.it/1997/maggio/11/Bepin_ideologo_predicava_mito_dei_co_0_9705116394.shtml

Borgoricco: nella casa di Giuseppe Segato, laureato in Scienze politiche, i carabinieri hanno trovato i proclami del commando e delle mappe

Bepin l’ ideologo predicava il mito dei veneti

L’ ” ambasciatore ” e’ in carcere: girava tutto il giorno per vendere il suo libro. I compaesani: era fissato sulla storia del Veneto ma contrario alla violenza

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Borgoricco: nella casa di Giuseppe Segato, laureato in Scienze politiche, i carabinieri hanno trovato i proclami del commando e delle mappe Bepin l’ideologo predicava il mito dei veneti L'”ambasciatore” e’ in carcere: girava tutto il giorno per vendere il suo libro I compaesani: era fissato sulla storia del Veneto ma contrario alla violenza

DAL NOSTRO INVIATO PADOVA – Il motto dell'”ambasciatore”? “Schei e amicissia orba anca a justissia”, che tradotto in volgare significa che soldi e amicizia accecano anche la giustizia. Lui, Giuseppe Segato, 43 anni, non ancora accreditato nel corpo diplomatico come rappresentante del Governo Veneto Serenissimo ma gia’ associato al carcere di Padova, si teneva il proverbio appeso in bell’evidenza nel tinello. Qui trascorreva le sue serate, fino all’altro ieri, immerso in ponderosi studi sui “triangoli millenari nella pianura delle leggendarie genti venete universalmente appellate”. Qui, fra mappe e appunti, i carabinieri avrebbero trovato anche i testi dei proclami, pronti da trasmettere dal campanile di San Marco occupato.

Dunque il “dottore” non si limitava a disegnare schemi che mostravano “in forma semplificata”, quindi anche per i discepoli piu’ ottusi, “i triangoli per il posizionamento dei principali graticolati agrari degli antichi veneti di cui ampie parti ancora conservate caratterizzano l’attuale assetto stradale”. Con testo a fronte in esperanto. I suoi compaesani di Borgoricco, a una ventina di chilometri da Padova, non capivano proprio tutto ma si adeguavano a quella che sembrava l’innocua fissazione del “dottore”, come lo chiamano rispettosamente qui, in virtu’ della sua laurea in Scienze Politiche: “Ci faceva una testa cosi’ sulla storia del Veneto”, ammette qualche cedimento alla noia il titolare del bar “da Rosetta”. Ma sulla sua correttezza niente da dire: “No, noi non ci crediamo. Bepin e’ stato tirato dentro a questa storia per errore – e’ convinto il cugino primo Giovanni Segato, il parente piu’ stretto del solitario “ambasciatore” -. Lui e’ sempre stato contrario a qualunque violenza, diceva di occuparsi della divulgazione della storia veneta. E girava tutto il giorno con le sue mappe e i suoi libri cercando di venderli a chi s’interessava all’argomento. Soprattutto gli impiegati delle aziende della zona“.

La sua opera principale, intitolata “Il mito dei Veneti dalle origini a noi”, giunta gia’ alla seconda edizione e sempre stampata in proprio, sarebbe da ieri il best seller della provincia, e forse della regione, se l’autore si fosse appoggiato a un distributore, anziche’ all’ansimante motore della sua vecchia auto. “Spendeva piu’ in benzina di quanto ricavasse dalle vendite – considera, pratico, il cugino – ma lui diceva che, anche se i primi anni e’ dura, dopo qualcosa se ciapa. E, a noi, ripeteva: questo non e’ un lavoro, e’ la mia passione“.

Attingeva, come e’ spiegato nella bibliografia delle sue opere, alle fonti classiche: le Storie di Erodoto e Polibio, la Geografia di Strabone, la Storia Naturale di Plinio, gli Annali di Tito Livio e di Tacito, per distillarne 118 pagine sulle civilta’ paleovenete, la rigidezza dei costumi delle antiche donne venete, fino alla memorabile guerra di Chioggia, alla Serenissima Repubblica Veneta. E la sua malaugurata caduta in quel tragico 12 maggio 1797, che il commando secessionista ha cercato l’altra notte di celebrare a modo suo.

Il popolo pero’ non ha abdicato ed e’ tutto marchesco, come ai tempi della guerra contro la lega di Cambrai – s’infervora Giuseppe Segato nel suo libro -. Scatena ovunque una micidiale guerriglia con il proprio grido di guerra “Viva San Marco”, ma questa volta non trova “spalle” a sostenerlo nella lotta per la liberta’ dell’amata Serenissima Repubblica Veneta“. La Storia avrebbe dovuto insegnare.

Misurato, pacato, mai aggressivo, come lo descrivono concordi vicini e conoscenti, il dottor Segato, soprannominato Bepin Bassega, usciva puntuale ogni mattina dalla sua casetta bianca con le finestre dai vetri affumicati, che lasciano spiare all’interno una libreria poco ingombra, una scrivania pulita, una macchina per scrivere, e un gigantesco portacenere per tutte le sigarette che fumava. Al bar Memory ora parlano di lui con prudenza: “Un tipo strano, sempre in giro da solo, con i suoi libri e quell’ossessione per la storia veneta“. Prende le distanze anche il grande amico del “dottore”, Alfio Scolaro, compagno di grandi discussioni politiche, ma diviso qualche anno fa da Segato sulle posizioni da prendere con la Liga Veneta. Doveva sentirsi sempre piu’ solo, l’incompreso Bepin, mentre scriveva l’ultimo paragrafo del suo libro: “Dagli anni Sessanta il Veneto ritorna al suo tradizionale splendore economico. Nutre il grande ideale dell’autogoverno di ogni popolo dell’Europa Unita. Le difficolta’ sono tante ma la fede dei Veneti e’ incrollabile, perche’ la loro autorita’ culturale e’ massima e l’idea e’ serenissima“.

Rosaspina Elisabetta

Pagina 4
(11 maggio 1997) – Corriere della Sera