Il Veneto ed il 150°. Appello agli amministratori

La ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia si intreccia con un interrogativo di ordine generale che sale sempre più pressante dalla cosiddetta “società civile”: quali sono le ragioni d’essere di questo Stato e le sue prospettive in questo crepuscolo di cronache da fine impero.

Nel momento in cui tutte le certezze vacillano è lecito e opportuno chiedersi come è realmente nato questo Stato e se sempre dovrà rimanere tale.

Non possiamo fingere di ignorare che l’anniversario del 150° si sta concretizzando in una enorme parata auto-celebrativa a senso unico. Senza nulla voler togliere all’autorevolezza ed alla preparazione di docenti e studiosi che collaborano alle innumerevoli iniziative sul Risorgimento programmate o già in essere quest’anno, assistiamo ad una imbarazzante proscrizione: nei comitati scientifici che godono dei finanziamenti del 150° sono stati banditi tutti gli accademici e saggisti che hanno espresso una visione critica e non apologetica del processo di unificazione. “Ultimo sfogo di moribonda tirannide” avrebbero chiosato i risorgimentalisti di un secolo e mezzo fa. Già nell’Ottobre 2009 è caduto nel vuoto un appello in tal senso sottoscritto da accademici e studiosi che chiedeva “Più verità e meno retorica sul Risorgimento”. Era firmato anche dall’allora presidente dell’Ordine dei Giornalisti Lorenzo del Boca.

Sembra quasi che una supposta esigenza di “organicità” al potere del mondo intellettuale debba prevalere sulla ricerca storica, sul confronto come metodo, sulla verità come stella polare dello studio e della divulgazione. Alla minoranza italiana non interessa “raccontare le Little Big Horne e le Wounded Knee del Popolo Veneto” per citare Federico Bozzini; a loro basta ed avanza una narrazione liquidatoria che non crei imbarazzi. In questa storia di re, generali, cavalieri e patrioti idealisti, i nostri trisnonni sono stati espunti e utilizzati al massimo come elemento del paesaggio.

Eppure nelle guerre italo-austriache del 1859 e del 1866 i nostri antenati hanno combattuto compatti e senza diserzioni nelle file dell’esercito imperiale sempre in difesa del Regno Lombardo-Veneto.
Posti di fronte agli eventi questi Uomini hanno scelto da che parte stare arruolandosi in massa come “Volontari Ordinari” nell’Esercito Imperiale, combattendo con Onore a Solferino e San Martino per difendere la propria terra nel ‘59, alcuni altri partecipando addirittura alla vittoria di Custoza e soprattutto a quella navale di Lissa nel ‘66. Subito dopo l’annessione all’Italia hanno scatenato rivolte in ogni angolo della regione fino al 1870.

Non meritano forse il ricordo almeno quanto i nuovi arrivati da fuori? Le celebrazioni del 150° insensatamente li ignorano. La conquista del Veneto si è realizzata grazie agli alleati dei Savoia ed agli intrighi diplomatici. Probabilmente agli italiani piacerebbe nascondere il fatto che i nostri trisnonni hanno combattuto con determinazione e sconfitto più volte in battaglia i nuovi boriosi conquistatori.

Se questo imbarazzo è in qualche maniera comprensibile (ma mai giustificabile) da parte dei conquistatori, non lo può essere da parte dei conquistati.

Noi Veneti, a partire dai nostri rappresentanti, abbiamo ben poco da festeggiare riguardo il 150°.  Ma se il ricordo è invece sacrosanto, che sia per tutti e non per una parte solamente.

Rivolgiamo quindi un appello ai Sindaci, agli Assessori, ai Presidenti di Provincia e al Governatore del Veneto, affinché non perpetuino un ulteriore torto dopo 144 anni di mezze verità.
Gli amministratori rappresentano tutti e non solo la minoranza italiana che si è installata dopo il 1866. La stragrande maggioranza dei cittadini del Veneto annovera i propri antenati tra le fila di coloro che hanno combattuto per difendere il Regno Lombardo-Veneto dalla conquista di Casa Savoia.

Cosa direbbe, oggi, all’amministratore dalla memoria corta, il trisnonno dimenticato e sostituito dall’invasore sabaudo che gli sparava addosso?

Occultare il ricordo del proprio sangue per piaggeria verso i nuovi padroni denota solo una forma di alienazione di cui nessuno ha mai avvertito la necessità.

Le Amministrazioni che partecipano alle ricorrenze del 150° diano spazio anche alle riflessioni degli storici ed accademici che hanno approfondito quei tragici eventi “da entrambi i lati della barricata. Il ricordo di quei fatti e quelle guerre sia patrimonio di entrambe le parti in conflitto, e cessi di essere, ad un secolo e mezzo di distanza, il soliloquio celebrativo dei conquistatori di ieri.

Moreno Menini

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